Villaggio Dalmazia a Novara: via libera al riscatto delle case per esuli ed eredi

 
La prima pietra è del 3 ottobre 1954, l’inaugurazione quasi due anni dopo. Il Villaggio Dalmazia a Novara, periferia sud della città, accoglie gli esuli giuliano-dalmati - 302 famiglie - precedentemente ospiti del Centro Raccolta Profughi della centrale Caserma Perrone, oggi campus universitario. Finalmente, siamo nel 2026, l’Agenzia Territoriale per la Casa del Piemonte Nord e il Comune di Novara sbloccano una normativa regionale sull’alienazione degli immobili riaprendo così, in modo ufficiale e trasparente, la strada al riscatto degli alloggi di edilizia sociale del Villaggio da parte degli assegnatari e degli eredi degli esuli. Per evitare speculazioni, il prezzo sarà pari alla metà del valore attualizzato. I portavoce del quartiere, le associazioni, le famiglie - dopo anni di battaglie e sollecitazioni - hanno trovato finalmente modo di sbrigliare una matassa che non era fatta solo di cavilli legali. Sono ventinove le famiglie che possono beneficiare di questa possibilità e presto ne riceveranno notizia per poter procedere all’acquisto. Il presidente ATC, Marco Marchioni, e il sindaco di Novara, Alessandro Canelli, concordano che l’operazione consente di preservare il tessuto sociale originale e mantenere la connotazione identitaria legata alle comunità, perché il quartiere non è un «semplice complesso di edilizia residenziale pubblica, ma un simbolo della memoria storica della città di Novara». È stato anche annunciato un piano di valorizzazione del territorio che prevede il recupero della chiesetta, il rilancio dell’oratorio e un museo permanente.
 

Francesco Rismondo, l’Assunto di Dalmazia

Nato a Spalato nel 1885, Francesco Rismondo attraversa il confine per arruolarsi volontario nell’esercito italiano. Bersagliere ciclista sul fronte dell’Isonzo, scompare nel 1915, tra le incertezze della prigionia e il mistero della sua morte. Per Gabriele d’Annunzio sarà per sempre «l’Assunto di Dalmazia». Al Pincio, il suo busto custodisce la memoria di un patriota dimenticato.

Il vescovo Polesini torna a Parenzo

Dopo ottantadue anni, il ritratto di Francesco de Polesini, vescovo di Parenzo tra il Settecento e l’Ottocento, torna nella città istriana. Il dipinto, salvato dalla famiglia durante l’esodo e custodito lontano dalla terra d’origine, è stato acquistato dal museo del territorio parentino grazie anche al contributo dell’ultimo discendente, Gian Paolo Polesini. Una storia di memoria, esilio e radici ritrovate.

A Norma Cossetto

Era il 4 di ottobre, forse il 5 di ottantatré anni fa. Di sicuro c’è che la ragazza aveva i polsi legati dal filo di ferro e fu costretta a forza, dopo giorni e notti di violenze subita dai partigiani titini, a raggiungere Villa Surani, il luogo del suo ultimo martirio.