Il vescovo Polesini torna a Parenzo

Il vescovo Polesini torna a Parenzo
La famiglia Polesini, originaria di Montona, si stabilisce a Parenzo nel XVI secolo. Una dinastia potente, nobile che bruscamente condivide la sorte di altre migliaia di famiglie italiane con l’esodo forzato davanti alle angherie delle truppe partigiane del comandante Tito dal 1944 in poi. Palazzi, terre, il castello dell’isola di San Niccolò di fronte a Parenzo… tutte le proprietà vengono confiscate e poi nazionalizzate dal nuovo regime. La famiglia riparte da zero, in piena povertà, da Udine dove il male non può arrivare. La notizia di questi giorni è il ritorno al museo del territorio parentino del ritratto di Francesco de Polesini, vescovo di Parenzo e figura di spicco della vita sociale, culturale e religiosa della città tra il ’700 e l’800 e sepolto - a conferma del suo ruolo e della sua influenza all’epoca - davanti all’altare maggiore della Basilica Eufrasiana. Il dipinto, di autore sconosciuto, era tra le masserizie che la famiglia riuscì a portare con sé, e ora - ottantadue anni dopo - il museo lo ha acquistato da un collezionista privato nell’ambito di un’operazione sostenuta, attraverso la donazione di altri beni di famiglia, dall’ultimo discendente: il giornalista Gian Paolo Polesini. La comunità non è più la stessa, ma le pietre parlano ancora la lingua di prima.

Francesco Rismondo, l’Assunto di Dalmazia

Nato a Spalato nel 1885, Francesco Rismondo attraversa il confine per arruolarsi volontario nell’esercito italiano. Bersagliere ciclista sul fronte dell’Isonzo, scompare nel 1915, tra le incertezze della prigionia e il mistero della sua morte. Per Gabriele d’Annunzio sarà per sempre «l’Assunto di Dalmazia». Al Pincio, il suo busto custodisce la memoria di un patriota dimenticato.

Il vescovo Polesini torna a Parenzo

Dopo ottantadue anni, il ritratto di Francesco de Polesini, vescovo di Parenzo tra il Settecento e l’Ottocento, torna nella città istriana. Il dipinto, salvato dalla famiglia durante l’esodo e custodito lontano dalla terra d’origine, è stato acquistato dal museo del territorio parentino grazie anche al contributo dell’ultimo discendente, Gian Paolo Polesini. Una storia di memoria, esilio e radici ritrovate.

A Norma Cossetto

Era il 4 di ottobre, forse il 5 di ottantatré anni fa. Di sicuro c’è che la ragazza aveva i polsi legati dal filo di ferro e fu costretta a forza, dopo giorni e notti di violenze subita dai partigiani titini, a raggiungere Villa Surani, il luogo del suo ultimo martirio.