9 ottobre 1802 a Sebenico nasce Niccolò Tommaseo

Niccolò Tommaseo
Ci sono due anni tra Niccolò e il cuginetto Roberto. Condividono i primi giochi, gli studi elementari sotto la guida di zio Antonio Tommaseo e poi l’esperienza del seminario vescovile di Spalato. Li accomunano principi saldi e passione per le materie umanistiche. Sboccia un’amicizia santa e immutabile. Niccolò sarà scrittore, linguista e critico. Roberto De Visiani sarà scrittore, scienziato e botanico. Saranno soprattutto due patrioti con un amore senza fine per la terra dalmata.
Fonte d’ispirazione uno per l’altro, non si perdono mai nonostante strade diverse, la loro corrispondenza perdura tutta la vita. Scrivono della stima reciproca, si stimolano, si interrogano, si ritrovano uomini maturi ad affrontare le sfide e le salite ardite. Lo fanno da italiani, da dalmati, da combattenti che usano la penna e la conoscenza oltre al cuore.
Roberto invia a Niccolò la bozza della poesia Congedo dalla Dalmazia per una valutazione sincera e severa. Niccolò chiede a Roberto un racconto per la rivista Strenna dalmata sul suo viaggio, «Una corsa botanica sul battello a vapore lungo la costa della Dalmazia».
Due esempi su mille di un rapporto vero, intenso, di fiducia. Decenni dopo il regime jugoslavo demolì, senza tante storie, l’imponente statua di Niccolò che nella sua città lo ricordava ai posteri. Roberto, senza subire scempi di tale portata, si ritrova spesso annoverato tra le file degli scienziati “croati”. La storia che, se non cancella, manipola. Eppure a vincere è la loro amicizia. Italianissima. Che noi continuiamo a ricordare, come fece il più grande animatore dell’Associazione Nazionale Dalmata, Manlio Cace, esegeta del grande linguista sebenicense.
Dalmata dedicata a Tommaseo

Francesco Rismondo, l’Assunto di Dalmazia

Nato a Spalato nel 1885, Francesco Rismondo attraversa il confine per arruolarsi volontario nell’esercito italiano. Bersagliere ciclista sul fronte dell’Isonzo, scompare nel 1915, tra le incertezze della prigionia e il mistero della sua morte. Per Gabriele d’Annunzio sarà per sempre «l’Assunto di Dalmazia». Al Pincio, il suo busto custodisce la memoria di un patriota dimenticato.

Il vescovo Polesini torna a Parenzo

Dopo ottantadue anni, il ritratto di Francesco de Polesini, vescovo di Parenzo tra il Settecento e l’Ottocento, torna nella città istriana. Il dipinto, salvato dalla famiglia durante l’esodo e custodito lontano dalla terra d’origine, è stato acquistato dal museo del territorio parentino grazie anche al contributo dell’ultimo discendente, Gian Paolo Polesini. Una storia di memoria, esilio e radici ritrovate.

A Norma Cossetto

Era il 4 di ottobre, forse il 5 di ottantatré anni fa. Di sicuro c’è che la ragazza aveva i polsi legati dal filo di ferro e fu costretta a forza, dopo giorni e notti di violenze subita dai partigiani titini, a raggiungere Villa Surani, il luogo del suo ultimo martirio.