Francesco Rismondo, l’Assunto di Dalmazia

Francesco Rismondo, l’Assunto di Dalmazia
Ottobrata romana, passeggiata e Pincio vanno d’amore e d’accordo. Delle duecento sculture marmoree lungo i viali tra i più belli dei giardini romani, ci imbattiamo in una delle meno conosciute. Ricorda Francesco Rismondo.
Il suo busto si trova esattamente in viale dell’Obelisco, nel tratto conclusivo che sfocia in piazzale dei Martiri, appena prima del ponte che scavalca via del Muro Torto e collega il Pincio  a Villa Borghese. È il blocco monumentale che racchiude Cesare Battisti, Nazario Sauro, Damiano Chiesa e Guglielmo Oberdan, a breve distanza il grande omaggio bronzeo a Enrico Toti. Francesco nasce a Spalato, Dalmazia, nel 1885. Cresce tra studi, amor di patria - una, sola, Italia - e passione per il ciclismo. È a Zara, ventinovenne, per una corsa quando apprende dell’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo, erede al trono dell’Impero austro-ungarico. Con l’intervento dell’Italia, l’anno successivo, decide di passare il confine per arruolarsi volontario nel Regio Esercito, prima da interprete poi giustamente tra i ciclisti bersaglieri che si battono sul San Michele. 1915. Sono gli ultimi giorni della seconda battaglia dell’Isonzo, il bilancio dei caduti italiani in combattimento è indefinito… migliaia. Francesco cade, ferito prima e prigioniero poi, forse fucilato per diserzione o nel tentativo di fuga o forse a seguito delle ferite riportate. Non c’è traccia del suo corpo né di una sentenza capitale, anche se il patibolo resta l’ipotesi più accreditata, come a confermare ancor più forte la consapevolezza, lo slancio, l’ardimento e la fedeltà. L’Illustrazione Italiana comunica la notizia: disperso sul Carso. Per Gabriele d’Annunzio è, e per sempre sarà, “l’Assunto di Dalmazia”.
Busto di Rismondo
Il busto di Francesco Rismondo al Pincio

Francesco Rismondo, l’Assunto di Dalmazia

Nato a Spalato nel 1885, Francesco Rismondo attraversa il confine per arruolarsi volontario nell’esercito italiano. Bersagliere ciclista sul fronte dell’Isonzo, scompare nel 1915, tra le incertezze della prigionia e il mistero della sua morte. Per Gabriele d’Annunzio sarà per sempre «l’Assunto di Dalmazia». Al Pincio, il suo busto custodisce la memoria di un patriota dimenticato.

Il vescovo Polesini torna a Parenzo

Dopo ottantadue anni, il ritratto di Francesco de Polesini, vescovo di Parenzo tra il Settecento e l’Ottocento, torna nella città istriana. Il dipinto, salvato dalla famiglia durante l’esodo e custodito lontano dalla terra d’origine, è stato acquistato dal museo del territorio parentino grazie anche al contributo dell’ultimo discendente, Gian Paolo Polesini. Una storia di memoria, esilio e radici ritrovate.

A Norma Cossetto

Era il 4 di ottobre, forse il 5 di ottantatré anni fa. Di sicuro c’è che la ragazza aveva i polsi legati dal filo di ferro e fu costretta a forza, dopo giorni e notti di violenze subita dai partigiani titini, a raggiungere Villa Surani, il luogo del suo ultimo martirio.