Un murale dedicato agli Esuli

di Cristina Di Giorgi
Inaugurato nel quartiere Giuliano-Dalmata di Roma
È stato inaugurato sulla parete dei negozi situati all’inizio di viale Oscar Sinigaglia (nel quartiere Giuliano Dalmata di Roma), un murale dedicato ai tremilacinquecento esuli istriani, fiumani e dalmati che, negli anni Cinquanta, popolarono l’ex villaggio operaio nella periferia meridionale della Capitale che ancora oggi porta il loro nome.
L’opera, progettata dal noto artista zaratino Franco Ziliotto, accolto da esule proprio nel Villaggio Giuliano-Dalmata, è stata realizzata dagli studenti del Liceo Artistico Mercuri di Marino (coordinati dal professor Alessandro Ruggieri).
Sullo sfondo/cielo, dorato come in tante opere di Ziliotto a significare futuro luminoso e solare, sono proiettate le case del Villaggio come si presentavano all’epoca. In primo piano sono ritratti due bambini che, gioiosi, giocano con un pallone tricolore, simbolo della patria ritrovata.
Come spiegato in un articolo pubblicato sul sito di Anvgd, il senso che l’artista «ha voluto dare è quello di una prospettiva positiva alla vicenda dell’esodo giuliano-dalmata, mostrando come anche nella sofferenza si possa gioire e guardare al futuro in maniera costruttiva».
L’omaggio pittorico, autofinanziato da associazioni e privati, è frutto della collaborazione del Coordinamento delle associazioni che operano nel quartiere (e non solo): oltre all’Anvgd, ci sono la Società di Studi Fiumani, l’Associazione Gentes Villaggio Giuliano Dalmata e l’Associazione Sportiva Giuliana.
Il “museo diffuso” del Quartiere, dunque, si arricchisce di una nuova opera, che contribuisce a rendere l’area ancor di più “memoria viva” di una pagina della storia italiana che non può e non deve essere dimenticata. Anche perché, come ha dichiarato Franco Ziliotto, «il tempo non deve cancellare, e quello che noi possiamo testimoniare deve passare ai giovani».
Nato a Spalato nel 1885, Francesco Rismondo attraversa il confine per arruolarsi volontario nell’esercito italiano. Bersagliere ciclista sul fronte dell’Isonzo, scompare nel 1915, tra le incertezze della prigionia e il mistero della sua morte. Per Gabriele d’Annunzio sarà per sempre «l’Assunto di Dalmazia». Al Pincio, il suo busto custodisce la memoria di un patriota dimenticato.
Dopo ottantadue anni, il ritratto di Francesco de Polesini, vescovo di Parenzo tra il Settecento e l’Ottocento, torna nella città istriana. Il dipinto, salvato dalla famiglia durante l’esodo e custodito lontano dalla terra d’origine, è stato acquistato dal museo del territorio parentino grazie anche al contributo dell’ultimo discendente, Gian Paolo Polesini. Una storia di memoria, esilio e radici ritrovate.


