Trieste 1954, ritorno alla Madre Patria

di Cristina Di Giorgi
La ricorrenza dei settant’anni del ritorno di Trieste all’Italia è stata significativamente ricordata anche alla Camera dei deputati: il 12 novembre infatti, nella Sala Matteotti di Palazzo Theodoli, si è svolto il convegno “Trieste 1954, ritorno alla Madre Patria”.
L’appuntamento ha preso il via con i saluti istituzionali del capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Tommaso Foti e di Emanuele Merlino, caposegreteria tecnica del ministero della Cultura. Secondo Foti, il ritorno di Trieste all’Italia è stato «una vittoria che si deve alla popolazione triestina e a quegli italiani che dimostrarono di non volersi arrendere agli occupanti» stranieri. Italiani di cui non si può e non si deve dimenticare il profondo e innato sentimento patriottico. Quanto poi a Merino, quello dell’ottobre 1954 è «il compimento del Risorgimento, che segue il sacrificio dei martiri dell’anno precedente. Ed è molto significativo il fatto che quelle pagine di storia all’epoca sono state al centro del dibattito pubblico non solo storico ma anche culturale. Per ricordarle, il ministero della Cultura contribuisce stanziando una somma, da assegnare tramite apposita commissione, per uno spettacolo dedicato al ritorno di Trieste all’Italia».
Secondo il capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Cultura alla Camera Alessandro Amorese, che ha dedicato il suo intervento in particolare al rapporto tra la questione di Trieste e la gioventù nazionale, il ricordo deve essere «perenne e quotidiano». Amorese ha quindi sottolineato che «nel secondo dopoguerra Trieste era oggetto di logiche geopolitiche complesse. In tutta Italia si tenevano manifestazioni» a sostegno della città, in cui «accanto al tricolore sventolava sempre più spesso la bandiera alabardata del territorio libero di Trieste. In una di queste manifestazioni, nel novembre 1953 proprio a Trieste, persero la vita sei persone: tra loro c’erano esponenti della destra triestina, che avevano animato le rivolte popolari che accelerarono il processo che riportò Trieste alla Patria».
A seguire sono intervenuti il presidente della Lega Nazionale Paolo Sardos Albertini e il professor Stefano Pillotto che ha ripercorso nel dettaglio il cammino diplomatico del ritorno di Trieste all’Italia. Di seguito lo scrittore e storico Umberto Maiorca ha presentato il libro illustrato 1954. Trieste. Italia (Ferrogallico 2024), di cui è autore insieme a Emanuele Mastrangelo. Le conclusioni del convegno sono state affidate alla deputata triestina Nicole Matteoni, secondo cui «è fondamentale ripartire con un risorgimento amministrativo culturale e, attraverso l’erogazione di fondi dedicati, onorare le pagine di storia che celebrano l’amor patrio e tutto quello che riguarda la difesa dell’identità nazionale», come quella del ritorno di Trieste all’Italia. Proprio in quest’ottica «grazie all’impegno di Fratelli d’Italia, abbiamo finanziato con avvisi pubblici le associazioni del territorio di Trieste per realizzare iniziative per il Ricordo», perché «è importantissimo raccontare la storia d’Italia per ricordare chi siamo ogni giorno della nostra vita». È importante per tutti, ma soprattutto per le nuove generazioni, perché «se non ricordiamo la storia della nostra Patria» ha concluso, «tenderemo a dimenticare tutto quello che ci contraddistingue come comunità nazionale».
Nato a Spalato nel 1885, Francesco Rismondo attraversa il confine per arruolarsi volontario nell’esercito italiano. Bersagliere ciclista sul fronte dell’Isonzo, scompare nel 1915, tra le incertezze della prigionia e il mistero della sua morte. Per Gabriele d’Annunzio sarà per sempre «l’Assunto di Dalmazia». Al Pincio, il suo busto custodisce la memoria di un patriota dimenticato.
Dopo ottantadue anni, il ritratto di Francesco de Polesini, vescovo di Parenzo tra il Settecento e l’Ottocento, torna nella città istriana. Il dipinto, salvato dalla famiglia durante l’esodo e custodito lontano dalla terra d’origine, è stato acquistato dal museo del territorio parentino grazie anche al contributo dell’ultimo discendente, Gian Paolo Polesini. Una storia di memoria, esilio e radici ritrovate.


