Con la legge n. 92 del 30 marzo 2004 il Parlamento italiano ha riconosciuto «il 10 febbraio quale “Giorno del ricordo” al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale».
Non è un caso se viene definita “complessa vicenda” perché, al di là di quanti pretendono d’inquadrarla nel breve periodo (1924-1943) durante il quale la Dalmazia e l’Istria furono sotto sovranità italiana, la nostra presenza al di là dell’Adriatico ha radici che affondano nei millenni. E i problemi del confine orientale riguardano equilibri storici e geostrategici tutt’altro che semplici.
Non per niente La Rivista Dalmatica nacque nel 1899 proprio per rappresentare le istanze della popolazione italiana.
Centoventicinque anni dopo, larivistadalmatica.it propone un ciclo di interventi, divisi in schede tematiche, per contribuire a fare chiarezza e fornire a docenti e studenti uno strumento agile e documentato.
Storia del confine orientale

Duemila anni di presenza italiana
di Maria Ballarin
Una premessa necessaria
Qualche tempo fa, passeggiando per le strade antiche del centro della città dalmata di Ragusa, l’attuale Dubrovnik, sentii due turisti dall’inconfondibile accento romano esclamare ammirati: «Ma questa è una città medievale italiana!». Non sapevano di affermare una verità, che vale per questa come per tutte le altre località che si affacciano sulla costa dalmata, sull’arcipelago del Quarnaro e su tutto il litorale istriano fino a Trieste, come pure nell’Istria interna.
La percezione visiva immediata di persone del tutto ignare della storia di Ragusa come di tutte le cittadine di quest’area, si scontra con l’idea, dura a morire e, purtroppo ancora oggi largamente diffusa, che ritiene che queste terre siano state Italiane solo tra il 1919 e il 1947. Occorre, dunque, fare un po’ di chiarezza sull’identità della regione istriana e della Dalmazia, con qualche breve cenno storico.
Dall’antica Roma alla Serenissima
L’Istria deve il suo nome agli Istri, popolazioni paleovenete, mentre i Dalmati, i Liburni e in parte gli Illiri, abitavano un vasto territorio, esteso dalle Bocche di Cattaro fino alle isole quarnerine e comprendente la catena montuosa interna, denominata Alpi Dinariche.
La presenza di Roma nell’Adriatico settentrionale risale al terzo secolo a.C. e le campagne di guerra, volte soprattutto a debellare la pirateria, portarono alla sconfitta degli Istri e, tra il 178-77 a.C., alla conquista dell’intera regione. Furono fondate, tra le altre, le colonie di Tergeste (Trieste), Piranum (Pirano), Aemona (Capodistria), Parentium (Parenzo), Pola, Tarsatica (Fiume).
Quando nel 27 a.C. Augusto suddivise l’Italia in undici regioni, creò la Decima Regio Venetia et Istria, con capitale Aquileia, fondata nel 181 a.C., fissandone il confine sul fiume Arsa. Lo stesso Imperatore costituì il litorale dalmata in Superior Provincia Illyricum, governata da suoi legati, mentre fu Claudio a chiamarlo Dalmatia.
Le vestigia della civiltà romana, durata ben sei secoli, si possono ancora riconoscere a Pola soprattutto nell’imponente anfiteatro; nel palazzo pretorio di Parenzo; nella reggia che l’imperatore Diocleziano, originario di Spalato, fece costruire per sé, solo per citare i maggiori monumenti. La via Flavia collegava longitudinalmente tutta la penisola istriana, mentre la via Gemina da Trieste penetrava nell’entroterra. Da Aquileia, attraverso queste vie, sin dall’età apostolica, si diffuse il Cristianesimo, con i suoi santi e martiri, donando ai posteri le splendide chiese paleocristiane di Parenzo e Aquileia. Questa fiorente città cadde sotto gli Unni di Attila nel 452 e gli abitanti in fuga trovarono rifugio negli isolotti della laguna posti a Sud, dando via agli insediamenti che avrebbero costituito la città di Venezia.
Dal crollo dell’Impero Romano, l’Istria fronteggiò i pirati narentani e la Dalmazia subì l’invasione degli Avari, e degli Slavi. I Bizantini dominarono queste terre dal 538 al 778, anno in cui vi subentrarono i Franchi.
Dopo l’anno Mille le cittadine istriane, costituitesi in comuni, si confrontarono con il crescente potere di Venezia, che dominò stabilmente l’area dal XV al XVIII secolo. L’Istria e la Dalmazia costituirono lo Stato da Mar della prospera Repubblica, condividendone la cultura, l’economia, la lingua, l’architettura. La rovinosa fine della Serenissima nel 1797 decretò il lento tramonto della koinè plurisecolare dell’Alto Adriatico, lasciando, tuttavia, un’indelebile traccia di sé.
Dopo ottantadue anni, il ritratto di Francesco de Polesini, vescovo di Parenzo tra il Settecento e l’Ottocento, torna nella città istriana. Il dipinto, salvato dalla famiglia durante l’esodo e custodito lontano dalla terra d’origine, è stato acquistato dal museo del territorio parentino grazie anche al contributo dell’ultimo discendente, Gian Paolo Polesini. Una storia di memoria, esilio e radici ritrovate.


