Roma - Proseguono le visite delle scuole all’Archivio Museo storico di Fiume e al Museo diffuso del Quartiere giuliano-dalmata

Il 16 novembre scorso, sessanta studenti delle scuole di Cesena hanno visitato i monumenti e le testimonianze dell’Esodo presenti a Roma nel Quartiere giuliano-dalmata, evoluzione del Villaggio operaio dell’E42 che accolse 1.800 esuli istriani, fiumani e dalmati dopo il Secondo conflitto mondiale.
Tra i molti esuli, il direttore dell’Archivio-Museo storico di Fiume Marino Micich e Simonetta Lauri per l’Anvgd hanno ricordato ai docenti e agli studenti romagnoli alcune figure illustri che vissero al Villaggio giuliano, tra cui il senatore dalmata Antonio Tacconi, l’avvocato Giuseppe Ziliotto di Zara, il poeta e partigiano bianco Giuseppe Nider di Pola, il maestro Lodovico Zeriav e padre Flaminio Rocchi. L’area visitata dagli studenti è definita “Museo diffuso” (riconosciuto dal Municipio IX di Roma), un progetto del coordinamento costituito dalla Società di studi fiumani-Archivio Museo di Fiume, dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia comitato di Roma e dall’Associazione sportiva Giuliana. La presidente del Municipio IX Titti Di Salvo e il vicepresidente Augusto Gregori seguono con attenzione anche un’altra iniziativa definita in collaborazione con le associazioni “Le panchine del Ricordo delle terre istriane, fiumane e dalmate”.
Nato a Spalato nel 1885, Francesco Rismondo attraversa il confine per arruolarsi volontario nell’esercito italiano. Bersagliere ciclista sul fronte dell’Isonzo, scompare nel 1915, tra le incertezze della prigionia e il mistero della sua morte. Per Gabriele d’Annunzio sarà per sempre «l’Assunto di Dalmazia». Al Pincio, il suo busto custodisce la memoria di un patriota dimenticato.
Dopo ottantadue anni, il ritratto di Francesco de Polesini, vescovo di Parenzo tra il Settecento e l’Ottocento, torna nella città istriana. Il dipinto, salvato dalla famiglia durante l’esodo e custodito lontano dalla terra d’origine, è stato acquistato dal museo del territorio parentino grazie anche al contributo dell’ultimo discendente, Gian Paolo Polesini. Una storia di memoria, esilio e radici ritrovate.


