Rocca: «Il Lazio non dimenticherà mai Norma Cossetto e la storia che questa coraggiosa ragazza porta con sé»

Un bel segnale viene dalle parole del presidente della Regione Lazio in occasione dell’ottantaduesimo anniversario del martirio di Norma Cossetto, a dimostrazione, una volta di più, della vicinanza di questa istituzione alla comunità giuliano-dalmata.
«Il 5 ottobre», scrive Rocca, «ricordiamo la tragica morte della giovane Norma Cossetto, Medaglia d’oro al merito civile conferito dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Una figura simbolo che riconduce al dramma dei nostri connazionali del confine orientale. Iniziò nel 1943, infatti, la pulizia etnica dei partigiani del Maresciallo Tito ai danni degli italiani di Istria, Fiume e Dalmazia con uccisioni sommarie nelle foibe, cavità carsiche che divennero, in quel contesto, oscure fosse comuni in cui finì anche la giovane Norma, dopo aver sopportato sevizie indicibili.
Assassinii che proseguirono fino al 1945 e oltre e che portarono all’esodo di più di 300.000 persone. Di queste, ne giunsero nel solo territorio laziale circa 16.000 (10.000 a Roma e 6.000 nelle altre province) e ne sono testimonianza il Quartiere giuliano-dalmata del Laurentino a Roma o quello di Latina. La mia Giunta», conclude il presidente della Regione Lazio, «non farà mai mancare il supporto alla comunità giuliano-dalmata, valorizzandone i luoghi e la storia e promuovendoli, soprattutto, presso le giovani generazioni. Il Lazio non dimenticherà mai Norma e la storia che questa coraggiosa ragazza porta con sé».
Grazie di cuore, presidente.
Nato a Spalato nel 1885, Francesco Rismondo attraversa il confine per arruolarsi volontario nell’esercito italiano. Bersagliere ciclista sul fronte dell’Isonzo, scompare nel 1915, tra le incertezze della prigionia e il mistero della sua morte. Per Gabriele d’Annunzio sarà per sempre «l’Assunto di Dalmazia». Al Pincio, il suo busto custodisce la memoria di un patriota dimenticato.
Dopo ottantadue anni, il ritratto di Francesco de Polesini, vescovo di Parenzo tra il Settecento e l’Ottocento, torna nella città istriana. Il dipinto, salvato dalla famiglia durante l’esodo e custodito lontano dalla terra d’origine, è stato acquistato dal museo del territorio parentino grazie anche al contributo dell’ultimo discendente, Gian Paolo Polesini. Una storia di memoria, esilio e radici ritrovate.



