Progetto digitalizzazione

Digitalizzato con “Lazio 900” il patrimonio archivistico, museale e bibliografico della Società di Studi Fiumani

L’Archivio Museo Storico di Fiume, nel quartiere giuliano-dalmata di Roma, custodisce documenti sull’Esodo dalle terre adriatiche, oltre a “cimeli e documenti originali che illustrano la storia fiumana dalle origini romane al Secondo conflitto mondiale, gli aspetti urbanistici, monumentali, associativi, scolastici, amministrativi, religiosi e culturali della città di Fiume e del suo territorio ricollegabili all’identità di carattere italiano”. Materiale preziosissimo che da oggi sarà disponibile non solo “in loco”: «Abbiamo terminato un ampio progetto di digitalizzazione» spiega Marino Micich direttore dell’Archivio Museo storico di Fiume, «inserito nel vasto progetto “Lazio 900”, di documenti, riviste, testi rari, fotografie inedite riguardanti Fiume e le vicine terre istriane e dalmate. Fonti di primaria importanza per la storia italiana ed europea di quelle terre cedute alla Jugoslavia dopo il Secondo conflitto mondiale». Accedendo al sito www.lazio900.it sarà possibile quindi consultare l’elenco dettagliato di tutto il materiale consultabile: una volta scelti i file, si potrà fare richiesta presso l’Archivio scrivendo a info@fiume-rijeka.it o telefonando al numero 06 5923485.

Francesco Rismondo, l’Assunto di Dalmazia

Nato a Spalato nel 1885, Francesco Rismondo attraversa il confine per arruolarsi volontario nell’esercito italiano. Bersagliere ciclista sul fronte dell’Isonzo, scompare nel 1915, tra le incertezze della prigionia e il mistero della sua morte. Per Gabriele d’Annunzio sarà per sempre «l’Assunto di Dalmazia». Al Pincio, il suo busto custodisce la memoria di un patriota dimenticato.

Il vescovo Polesini torna a Parenzo

Dopo ottantadue anni, il ritratto di Francesco de Polesini, vescovo di Parenzo tra il Settecento e l’Ottocento, torna nella città istriana. Il dipinto, salvato dalla famiglia durante l’esodo e custodito lontano dalla terra d’origine, è stato acquistato dal museo del territorio parentino grazie anche al contributo dell’ultimo discendente, Gian Paolo Polesini. Una storia di memoria, esilio e radici ritrovate.

A Norma Cossetto

Era il 4 di ottobre, forse il 5 di ottantatré anni fa. Di sicuro c’è che la ragazza aveva i polsi legati dal filo di ferro e fu costretta a forza, dopo giorni e notti di violenze subita dai partigiani titini, a raggiungere Villa Surani, il luogo del suo ultimo martirio.