Nino torna a casa: le sue ceneri nel mare d’Isola d’Istria

di Roberto Amorosino
Un anno senza Nino Benvenuti. L’ultima pagina del suo testamento spirituale viene finalmente scritta sull’acqua che si infrange sullo scoglio di Isola d’Istria, dove il piccolo Giovanni aveva imparato a nuotare.
Il suo desiderio. Dopo l’ultimo gong: le sue ceneri sparse nel mare dell’Isola che non c’è, che è il titolo del libro scritto un po’ per tracciare un bilancio, ma soprattutto per condividere le inguaribili cicatrici. Sue, della sua famiglia, di tutto il popolo istriano.

Nino ha dodici anni quando deve lasciare casa. Un anno dopo comincia a tirar pugni all’Accademia Pugilistica Triestina del maestro Zorzenon. Sei anni ed è campione europeo dilettanti, ancora tre anni ed è sul gradino più alto del podio del Palazzo dello Sport di Roma che lo consacra campione olimpico dei pesi welter.
Nino non è più quel ragazzino che non capisce perché tanto odio, perché tutto succede così in fretta, che non ha mai sentito prima una parola di slavo, che non ha mai visto mamma piangere. Che motivo c’è di sparare alla sua povera Bianchina, adorata cagnolina? Perché le guardie del popolo portano via il fratello Eliano, cosa vuol dire l’accusa di azioni irredentiste e organizzazione sovversiva? Come mai non siamo visti come italiani dagli altri italiani?
Sono immagini. Le domande troveranno risposta, che Nino porterà sempre con sé, nella mente e nel cuore. Quel cuore che abbiamo conosciuto sul ring e fuori, quel cuore che lo ha rialzato dal tappeto al quarto round della prima sfida al Madison, quel cuore colmo di affetto per i suoi grandi rivali: Sandro, Emile, Carlos e per tutti i suoi grandi, intensi amori.
Quel cuore che, la conferma oggi e per sempre, non è altro che il dolce sciabordio delle onde che lambiscono la roccia. E le colline, le nostre colline, a guardare.

* Cinque mesi più grande di Benvenuti, il 22 maggio è andato avanti Franco De Piccoli, il gigante buono, anche lui oro di Roma 1960 nella categoria pesi massimi.
Di Campalto, frazione di Mestre, campagna vera ma con la laguna davanti agli occhi. Con Nino amicizia sincera sbocciata nei giorni di raduno a Roccaraso prima dei Giochi, rafforzata al villaggio Olimpico dove divisero stanza ed emozioni. La chiamarono “la stanza dell’oro”, sulla parete il manifesto che celebrava Vittorio Tamagnini, l’uragano di Amsterdam, primo oro della nostra boxe di sempre. «Hai paura, Franco?» gli chiese il manager prima del match di finale con il malcapitato sudafricano. «No, signor Rea. Difendo l’Italia».
Nato a Spalato nel 1885, Francesco Rismondo attraversa il confine per arruolarsi volontario nell’esercito italiano. Bersagliere ciclista sul fronte dell’Isonzo, scompare nel 1915, tra le incertezze della prigionia e il mistero della sua morte. Per Gabriele d’Annunzio sarà per sempre «l’Assunto di Dalmazia». Al Pincio, il suo busto custodisce la memoria di un patriota dimenticato.
Dopo ottantadue anni, il ritratto di Francesco de Polesini, vescovo di Parenzo tra il Settecento e l’Ottocento, torna nella città istriana. Il dipinto, salvato dalla famiglia durante l’esodo e custodito lontano dalla terra d’origine, è stato acquistato dal museo del territorio parentino grazie anche al contributo dell’ultimo discendente, Gian Paolo Polesini. Una storia di memoria, esilio e radici ritrovate.


