La Rivista Dalmatica è come una fenice, risorge sempre dalle sue ceneri

«Questa nostra Rivista» scriveva il direttore Ildebrando Tacconi nel 1953, «non è una vita che nasce, è una risurrezione»
di Carla Isabella Elena Cace
Presidente Associazione Nazionale Dalmata
«Questa nostra Rivista» scriveva il direttore Ildebrando Tacconi nel 1953, «non è una vita che nasce, è una risurrezione; è un vecchio vessillo lacero e stinto, passato per tante battaglie, che noi raccogliamo, fra i resti di un mondo stravolto, con uno scopo preciso. Cinquant’anni di combattiva esistenza, come espressione delle aspirazioni di un popolo, di là dell’Adriatico ansioso di ricongiungersi alla patria italiana, le conferiscono l’autorità di parlare in nome della nostra terra, straniata, oggi, dietro un nimbo di oscura minaccia, dove i morti e le pietre rimangono soli a testimoniare del genio di tutta una gente che vi ha lasciato un’orma che nessuna violenza potrà mai cancellare. (...) In attesa che la storia maturi gli eventi, trionfando sulla miopia degli uomini, la speranza rifiorisca nei cuori e la Dalmazia riparli ai suoi fedeli dalle pagine di questa Rivista, che risorge sotto gli auspici e per opera della Associazione Nazionale Dalmata di Roma, ansiosa sempre e maternamente sollecita degli interessi dei profughi, in tutti i campi, benemerita soprattutto in quello della cultura, per iniziative proficue e durevoli e per pubblicazioni recenti di volumi di alto interesse storico, che testimoniano la vitalità di una gente depressa abbattuta, non doma, e confermano un antico diritto imprescrittibile, se anche oggi misconosciuto» (presentazione, al n. 1 - Nuova serie - settembre 1953).
Fondata a Zara nel 1899
Il periodico, fondato a Zara nel 1899, espressione della comunità dalmata in esilio, nel 2024 diviene larivistadalmatica.it, un giornale online, al passo coi tempi, che riprende le pubblicazioni dopo la forzata interruzione dovuta a uno stop dei fondi erogati. Le sfide sono nuove, l’epoca pure e noi, dalmaticamente ossia coraggiosamente, ci adeguiamo.
E visto che, come diceva mia nonna, “ogni impedimento è giovamento”, così come negli anni Cinquanta del ’900 sopravviveva alle vicende belliche e alla spinosa questione delle terre italiane Oltre Adriatico annesse dalla Jugoslavia (l’ultimo fascicolo uscì nel settembre 1943), oggi ritorna in una veste più consona e soprattutto capace di interfacciarsi e dialogare con le nuove generazioni, pur mantenendo il rigore e l’autorevolezza proprie di una testata che ha superato il secolo di vita.
Perciò accogliamo questa novità con somma gioia, facendo gli auguri vivissimi al neo-direttore Gabriele Marconi e a tutta la redazione. Mancava questo prodotto editoriale, lo reclamavano da anni gli esuli e lo apprezzerà chi esule non è ma ama il suo Paese, l’Italia.
Nato a Spalato nel 1885, Francesco Rismondo attraversa il confine per arruolarsi volontario nell’esercito italiano. Bersagliere ciclista sul fronte dell’Isonzo, scompare nel 1915, tra le incertezze della prigionia e il mistero della sua morte. Per Gabriele d’Annunzio sarà per sempre «l’Assunto di Dalmazia». Al Pincio, il suo busto custodisce la memoria di un patriota dimenticato.
Dopo ottantadue anni, il ritratto di Francesco de Polesini, vescovo di Parenzo tra il Settecento e l’Ottocento, torna nella città istriana. Il dipinto, salvato dalla famiglia durante l’esodo e custodito lontano dalla terra d’origine, è stato acquistato dal museo del territorio parentino grazie anche al contributo dell’ultimo discendente, Gian Paolo Polesini. Una storia di memoria, esilio e radici ritrovate.


