Il Museo del Ricordo è realtà

Il sì unanime dalla commissione Cultura della Camera, dopo quello del Senato, dà il via all’istituzione del Museo del Ricordo, per «conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, dei fiumani e dei dalmati nel secondo dopoguerra, nonché di ricostruire e narrare la storia degli italiani dell'Istria, di Fiume e della Dalmazia e della più complessa vicenda del confine orientale italiano».
Alla gestione del museo provvederà la Fondazione Museo del Ricordo, un ente di diritto privato costituito dal ministero della Cultura al quale partecipano, oltre al ministero stesso e alla Regione Lazio - promotori dell’operazione - la Regione Friuli-Venezia Giulia, Roma Capitale e altri soggetti pubblici e privati.
Dopo quasi ottant’anni da quelle tragiche vicende, è bastato un anno di buona volontà e capacità di pianificazione per trasformare in realtà qualcosa che fino a poco tempo fa sembrava impossibile.
Una decisione storica: spezzata la congiura del silenzio
«Ricordare significa “riportare al cuore”» ha dichiarato il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, e «oggi, con l'approvazione definitiva della legge che istituisce il Museo del Ricordo nella Capitale, riportiamo nel cuore della nostra Nazione una storia troppo a lungo nascosta. Lo facciamo celebrando in questo modo anche il ventesimo anniversario dell’approvazione della legge n. 92 del 30 marzo 2004, che ha istituito il Giorno del Ricordo dei martiri delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. Legge storica, che il Parlamento ha di recente implementato e che ha consentito di spezzare quella congiura del silenzio che per troppo tempo ha avvolto la tragedia delle foibe e il dramma dell’esodo nell’oblio e nell’indifferenza. Ringrazio il presidente del Consiglio Meloni, il mio predecessore Gennaro Sangiuliano, il presidente della Regione Lazio Rocca, per aver promosso questa iniziativa. E deputati e senatori che hanno sottoscritto, in maniera unanime, questa proposta. Il cammino della memoria prosegue, e siamo già al lavoro per organizzare nel 2025 una grande mostra al Vittoriano dedicata all’esodo giuliano-dalmata. Rinnovo il mio affetto e il mio ringraziamento per lo straordinario lavoro portato avanti dalle associazioni degli esuli, instancabili testimoni del ricordo».

Far emergere dall’oblio tutti i “ricordi” cancellati dalla storia
Da parte sua il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, ha espresso grande soddisfazione: «Finalmente il Museo del Ricordo sorgerà, in un importante spazio della Regione Lazio che sarà riqualificato ad hoc, colmando un vuoto durato troppo a lungo. Roma, Capitale d’Italia, e il Lazio, divengono custodi e promotori di una doverosa memoria collettiva e nazionale. Gli orrori generati dai totalitarismi del XX secolo devono farsi testimoni concreti e attuali presso le giovani generazioni e, soprattutto, presso quelle del futuro. Ringrazio, innanzitutto il presidente del Consiglio per aver sostenuto sin da subito questa iniziativa, l’ex ministro Sangiuliano per lo sviluppo dell’ambizioso progetto e il ministro Giuli per aver dato continuità a questo lavoro sinergico. Il Museo del Ricordo è un progetto che, nel suo iter parlamentare, si è arricchito di partner importanti come Roma Capitale e la Regione Friuli Venezia-Giulia. Finalmente, in Italia e con un’iniziativa votata all'unanimità, sorgerà un luogo-simbolo in grado di ricostruire non solo la storia del dramma vissuto dai nostri connazionali del confine orientale nel corso di tutto il ’900, ma di far emergere dall’oblio tutti i “ricordi” cancellati dalla storia. È un dovere morale cui la Regione ha sempre creduto fermamente».
Nato a Spalato nel 1885, Francesco Rismondo attraversa il confine per arruolarsi volontario nell’esercito italiano. Bersagliere ciclista sul fronte dell’Isonzo, scompare nel 1915, tra le incertezze della prigionia e il mistero della sua morte. Per Gabriele d’Annunzio sarà per sempre «l’Assunto di Dalmazia». Al Pincio, il suo busto custodisce la memoria di un patriota dimenticato.
Dopo ottantadue anni, il ritratto di Francesco de Polesini, vescovo di Parenzo tra il Settecento e l’Ottocento, torna nella città istriana. Il dipinto, salvato dalla famiglia durante l’esodo e custodito lontano dalla terra d’origine, è stato acquistato dal museo del territorio parentino grazie anche al contributo dell’ultimo discendente, Gian Paolo Polesini. Una storia di memoria, esilio e radici ritrovate.


