Il futuro inizia oggi

Il futuro inizia oggi
di Gabriele Marconi

Quando il primo numero della Rivista Dalmatica andò in tipografia a Zara, nel 1899, c’erano ancora i banconi dove lo stampatore componeva i testi allineando i caratteri di piombo per poi allinearli nel torchio in ghisa dopo aver organizzato la pagina in colonne, sistemando la spaziatura tra le righe con sottili lamine metalliche infilate tra le linee (che per questo venivano chiamate “interlinee”).
Era un altro mondo, in tutti i sensi: per una tecnologia che ormai prende polvere nei musei, per una geografia stravolta da guerre e rivoluzioni, per prospettive di vita che quelle guerre e quelle rivoluzioni mutarono radicalmente.
Quando il primo numero della Rivista Dalmatica andò in edicola rappresentava le istanze di un popolo vitale ed energico, fiducioso che quel Novecento ormai alle porte avrebbe accompagnato il suo cammino secolare - quello degli italiani di Dalmazia - verso nuove certezze.
Come purtroppo sappiamo, non andò così. Ma quelle pagine stampate a piombo continuarono sempre a farsi interpreti di una cultura antica che restò viva anche nei momenti più terribili. Prima con proposte, poi con proteste, infine con una pervicace difesa della memoria comune a tutte le genti dalmate, istriane, fiumane e giuliane.
Dal 1968 è l’Associazione Nazionale Dalmata a editare la rivista che oggi abbiamo l’onore di portare nel mondo nuovo.
Dal torchio in ghisa al magazine online sono passati centoventicinque anni. Ci siamo lasciati alle spalle il Ventesimo secolo e stiamo chiudendo il primo quarto del Ventunesimo. Eppure, al contrario di quanto scritto da Eric Hobsbawm, il Novecento si è rivelato un secolo sterminato che continua a condizionare il presente.
Noi cercheremo di ristabilire la verità, ma senza trascinarci dietro il peso invalidante di un passato doloroso. Saremo implacabili contro chi continua a rimestare nel fango della menzogna e dell’omertà, ma è il momento di rendere viva la saggezza antica che ammonisce ad essere “custodi del fuoco e non guardiani delle ceneri”. E lo faremo onorando la storia e la cultura di quelle terre.
Il futuro inizia oggi.
Nato a Spalato nel 1885, Francesco Rismondo attraversa il confine per arruolarsi volontario nell’esercito italiano. Bersagliere ciclista sul fronte dell’Isonzo, scompare nel 1915, tra le incertezze della prigionia e il mistero della sua morte. Per Gabriele d’Annunzio sarà per sempre «l’Assunto di Dalmazia». Al Pincio, il suo busto custodisce la memoria di un patriota dimenticato.
Dopo ottantadue anni, il ritratto di Francesco de Polesini, vescovo di Parenzo tra il Settecento e l’Ottocento, torna nella città istriana. Il dipinto, salvato dalla famiglia durante l’esodo e custodito lontano dalla terra d’origine, è stato acquistato dal museo del territorio parentino grazie anche al contributo dell’ultimo discendente, Gian Paolo Polesini. Una storia di memoria, esilio e radici ritrovate.


