Il barbiere di Zara

il Barbiere di Zara

Omaggio alla barberia del CRP di Brescia

di Firmalo C.O.

Il barbiere di Zara ha un sogno di riscatto
canta, non per gioia

ma per un ricordo lontano.

Il barbiere di Zara ha un sogno
e un mandarino di paga,

ha mani che levigano visi disillusi
di profughi in un campo

di corpi anonimi e confusi.

Non c’è il mare affacciato a quella bottega
di carne ammassata,

solo lavatoi
e un albero che scruta la
vita, chioma crespa e barba di corteccia.

Resterà lui, di quella fame
d’esodo,

sentinella d’arrivo,
rugoso giullare della storia che canta,
non per gioia,
ma per un vento lontano intrappolato tra le foglie.

Il barbiere di Zara ha un rasoio in mano,
se ne sta andando,

ha un sogno di padre oltre il cancello,
in un quartiere lontano.

La presente lirica di Silvia Luscia, seconda classificata al concorso letterario internazionale  Storie in cammino un cammino di storia, per la sezione poesie a tema imposto “ l’esodo istriano, fiumano e dalmata”, sotto l’alto Patrocinio del Parlamento europeo e insignito dei premi di rappresentanza della Presidenza del Senato e della Camera, è un omaggio allo zaratino Luigi Spinelli,  barbiere prima in via Calle Larga a Zara e poi presso la barberia del Crp di Brescia, sito nella Caserma Goito. La caserma era distretto militare e ospitava un ospedale, per questo i profughi, preoccupati per i focolai di malattie che serpeggiavano tra le truppe, si sentirono inizialmente più sicuri, nonostante le condizioni fatiscenti del luogo. Brescia era infatti una città bombardata, con numerosi sfollati e infrastrutture inagibili. Quando i giuliano dalmati e il barbiere di Zara arrivarono già nel 1944 erano mescolati ad altre categorie di cittadini, soprattutto gli sfollati del centro Italia, 12.000  in tutto tra profughi, frutto del continuo spostamento del fronte bellico, rimpatriati dall’Africa italiana e soldati dell’IMI ex internati in Germania, che a gruppi di 2000 al giorno venivano sfollati in Italia e a Brescia in particolare. Dal 1945 il Crp venne gestito dalla Caritas diocesana per conto della FCA fino al 1946, poi dal ’46 al ‘54 dal Ministero dell’Assistenza Post- Bellica e dal 1954 dal Ministero degli Interni. Questo fu il Crp in cui ebbe anche sede il primo Comitato Giuliano Dalmata dell’Alta Italia. La struttura  poteva contenere solo 250 persone, ma già all’inizio della sua funzione ospitava 500 profughi, in condizioni di sovraffollamento, scarsa igiene e promiscuità degradante; una situazione che l’on. Lina Merlin definì simile a quella in cui venivano tenute le “bestie”. Certo all’interno  c’erano uno spaccio, la barberia in cui lavorava Luigi Spinelli, le cucine, ma solo 5 turche per tutti  e un lavatoio, di cui oggi rimane solo la copertura originaria accanto all’ultimo testimone ancora nel campo: l’albero del cortile centrale evocato nella poesia. I profughi potevano lavorare nel Crp, si potevano svolgere piccole attività in cambio di 1 mandarino oppure 4 fichi secchi o una fetta di mortadella al giorno; il sussidio giornaliero era di 5 lire. Luigi Spinelli, il nostro “ Barbiere di Zara”, riuscì a lasciare il campo, come la lirica sottolinea, quale beneficiario di un appartamento nel primo villaggio profughi d’Italia, il Villaggio Sant’Antonio di Brescia, realizzato dall’Unrra-Casas (United Nations Relief and Rehabilitation Administration - Comitato amministrativo soccorso ai senzatetto) in due riprese, fra 1949 e 1953 mettendo a disposizione 16 case quadri famigliari, per un totale di 64 famiglie, assegnate con la modalità della locazione con promessa di futura vendita. Per la raccolta fondi legata alla costruzione del villaggio gli esuli e il nostro barbiere inviarono tramite i trasvolatori  Bozzi e Lauldi anche un messaggio a Evita Peron. È stato possibile ricordare questa vicenda di ricatto  l’11 maggio presso il Circolo Le Villotte di S. Quirino Pordenone durante la premiazione del concorso  alla presenza del Ministro on. Ciriani e della rappresentanza della Regione Friuli Venezia Giulia.

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