Grosseto illumina la memoria con la prima “Corsa del Ricordo” in notturna

di Francesca Carpenetti

Il centro storico di Grosseto si è animato di una vibrante energia la sera del 20 giugno, e ha ospitato la prima edizione notturna della “Corsa del Ricordo”. Oltre cento atleti hanno illuminato le vie della città in un evento che unisce la passione per lo sport con un profondo significato storico e commemorativo.

La manifestazione, organizzata da ASI e ANVGD con il patrocinio del Comune di Grosseto, ha portato in Maremma un’iniziativa già affermata a livello nazionale, che si prefigge di mantenere viva la memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata del dopoguerra. Un’occasione per la comunità di Grosseto di riflettere su una pagina cruciale della storia italiana attraverso il linguaggio universale dello sport.

Quando lo sport si lega al Giorno del Ricordo acquista infatti un valore simbolico e pratico di grande rilevanza: diviene veicolo di testimonianza e consapevolezza, senso di comunità che in questo contesto si traduce in un abbraccio collettivo verso le vittime delle foibe e gli esuli.

A differenza di cerimonie più statiche, la Corsa consente di offrire un omaggio dinamico e vitale al Ricordo. Ogni passo degli atleti diventa un simbolo del percorso affrontato dagli esuli, della loro dignità, operosità, cultura, tenacia e del loro desiderio di ricostruire una vita. È un modo per dire che il Ricordo non è solo un esercizio passivo, ma un impegno attivo per il futuro.

Il via alla gara è stato dato dal sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna e dall’assessore allo Sport onorevole Fabrizio Rossi, in una piazza Duomo gremita ed emozionata. Con il tradizionale colpo di pistola, gli atleti si sono lanciati lungo un circuito cittadino da ripetere quattro volte, attraversando vicoli suggestivi, piazze illuminate e scorci architettonici e naturali che hanno reso l’esperienza unica.

Al termine della gara, le premiazioni si sono svolte in un clima di festa e partecipazione, alla presenza di autorità locali, esuli e rappresentanti delle associazioni. Particolarmente toccante la presenza di Francesco Carpenetti, esule istriano ed ex calciatore di Roma e Fiorentina.

L’evento ha visto anche la partecipazione di Avis Grosseto, guidata da Carlo Sestini, che ha sensibilizzato la comunità sportiva e gli spettatori presenti sull'importanza della donazione del sangue, congiungendo così sport e solidarietà.

Un significato profondo: sport e memoria per non dimenticare

Posso affermare, per esserne stata diretta organizzatrice, che La Corsa del Ricordo trascende il mero aspetto sportivo per assumere un significato più profondo e commovente. Questa iniziativa non è solo una gara podistica, ma un potente strumento di testimonianza storica e civile, tradizione, eredità culturale.  E attraverso il gesto atletico, la comunità grossetana ha reso omaggio alle migliaia di vittime innocenti delle foibe e alle centinaia di migliaia di italiani costretti all’esodo dalle loro terre d’origine in Istria, Fiume e Dalmazia successivamente alla conclusione del Secondo conflitto mondiale.

La partecipazione di oltre cento atleti e di centinaia di spettatori dimostra la volontà di una comunità di non dimenticare, di confrontarsi con la propria storia e di rivolgersi alle nuove generazioni. Lo sport parla un linguaggio universale che i giovani comprendono e apprezzano e rende la storia più accessibile e meno distante dai loro vissuti.

La presenza di un esule grande campione sportivo come Francesco Carpenetti, mio padre, ha rafforzato ulteriormente il legame tra gesto atletico e la testimonianza diretta di chi ha vissuto quei tragici momenti. La Corsa del Ricordo è un esempio virtuoso di come lo sport possa diventare un veicolo potente per la sensibilizzazione, la solidarietà e la conservazione del passato. È un segno che Grosseto non solo ha corso, ma lo ha Fatto nel ricordo, onorando il passato e costruendo un futuro consapevole del proprio passato.

Francesco Rismondo, l’Assunto di Dalmazia

Nato a Spalato nel 1885, Francesco Rismondo attraversa il confine per arruolarsi volontario nell’esercito italiano. Bersagliere ciclista sul fronte dell’Isonzo, scompare nel 1915, tra le incertezze della prigionia e il mistero della sua morte. Per Gabriele d’Annunzio sarà per sempre «l’Assunto di Dalmazia». Al Pincio, il suo busto custodisce la memoria di un patriota dimenticato.

Il vescovo Polesini torna a Parenzo

Dopo ottantadue anni, il ritratto di Francesco de Polesini, vescovo di Parenzo tra il Settecento e l’Ottocento, torna nella città istriana. Il dipinto, salvato dalla famiglia durante l’esodo e custodito lontano dalla terra d’origine, è stato acquistato dal museo del territorio parentino grazie anche al contributo dell’ultimo discendente, Gian Paolo Polesini. Una storia di memoria, esilio e radici ritrovate.

A Norma Cossetto

Era il 4 di ottobre, forse il 5 di ottantatré anni fa. Di sicuro c’è che la ragazza aveva i polsi legati dal filo di ferro e fu costretta a forza, dopo giorni e notti di violenze subita dai partigiani titini, a raggiungere Villa Surani, il luogo del suo ultimo martirio.