Fiorisce il Ricordo “Una Rosa per Norma Cossetto” trascende i confini del tempo e riscrive la memoria nazionale

ROMA – La Sala Stampa della Camera dei Deputati ha fatto da solenne cornice alla presentazione della settima edizione di “Una Rosa per Norma”, la manifestazione patriottica che si configura ormai come un pilastro ineludibile nella rievocazione della tragedia del confine orientale italiano. L’iniziativa, promossa dal Comitato 10 Febbraio, culminerà nel fine settimana del 4 e 5 ottobre, coinvolgendo una rete straordinaria di oltre 400 località in Italia e all’estero, toccando simbolicamente ogni angolo da Trieste a Montevideo, da Dublino a Melbourne.

Questo tributo commosso è interamente dedicato a Norma Cossetto, studentessa istriana e Medaglia d’Oro al Merito Civile, il cui sacrificio nel 1943 - segnato da sevizie, stupro e l’atroce occultamento in una foiba per mano dei partigiani comunisti slavi - rimane l’emblema della furia ideologica e della barbarie subita dagli italiani in quelle terre.

La conferenza di presentazione ha mobilitato un ampio fronte istituzionale e associativo, a riprova della ritrovata consapevolezza nazionale. 

Guidati dal presidente del Comitato 10 Febbraio, Silvano Olmi, e dalle dirigenti Francesca Carpenetti e Cristina Di Giorgi insieme a Maurizio Federici, ideatore della manifestazione a Viterbo nel 2018, i relatori hanno delineato la portata morale e civica dell’evento.

Silvano Olmi ha elevato il significato della manifestazione oltre il singolo martirio, estendendolo a un omaggio «a tutte le donne che ancora oggi, in guerra e in pace, subiscono violenze». La presenza corale di deputati (Alessandro Amorese, Alessandro Urzì, Guerino Testa, Emanuele Loperfido, Grazia Di Maggio, Elisabetta Christiana Lancellotta) e del senatore Domenico Gramazio sancisce l’impegno istituzionale a custodia della verità storica, che affranca la storia delle terre italiane del confine orientale dall’oblio.

L’onorevole Alessandro Amorese ha lodato il fatto che «il ricordo delle foibe e dell’esodo non sia perduto», merito dell’opera di storici illuminati come il compianto professor Giuseppe Parlato e dell’impulso parlamentare a partire dal primo firmatario della legge 92/2004 istitutiva del Giorno del Ricordo, senatore Roberto Menia. Ha altresì sottolineato i progetti di largo respiro in cantiere, quali il Museo del Ricordo e il Treno del Ricordo, assieme alla proposta legislativa per istituire una Giornata in memoria delle vittime della strage di Vergarolla, a Pola, avvenuta il 18 agosto 1946. La valenza dell’iniziativa è stata arricchita dai contributi delle associazioni.

A conclusione dell’incontro, quale segno di profondità e prassi del Ricordo, i partecipanti hanno voluto traslare il gesto simbolico dalla sala al cuore istituzionale della Capitale: nella piazza antistante Montecitorio, è stata deposta una rosa rossa alla base dell’obelisco, a sigillo di un impegno solenne e visibile nel nome di tutte le vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata.

Francesco Rismondo, l’Assunto di Dalmazia

Nato a Spalato nel 1885, Francesco Rismondo attraversa il confine per arruolarsi volontario nell’esercito italiano. Bersagliere ciclista sul fronte dell’Isonzo, scompare nel 1915, tra le incertezze della prigionia e il mistero della sua morte. Per Gabriele d’Annunzio sarà per sempre «l’Assunto di Dalmazia». Al Pincio, il suo busto custodisce la memoria di un patriota dimenticato.

Il vescovo Polesini torna a Parenzo

Dopo ottantadue anni, il ritratto di Francesco de Polesini, vescovo di Parenzo tra il Settecento e l’Ottocento, torna nella città istriana. Il dipinto, salvato dalla famiglia durante l’esodo e custodito lontano dalla terra d’origine, è stato acquistato dal museo del territorio parentino grazie anche al contributo dell’ultimo discendente, Gian Paolo Polesini. Una storia di memoria, esilio e radici ritrovate.

A Norma Cossetto

Era il 4 di ottobre, forse il 5 di ottantatré anni fa. Di sicuro c’è che la ragazza aveva i polsi legati dal filo di ferro e fu costretta a forza, dopo giorni e notti di violenze subita dai partigiani titini, a raggiungere Villa Surani, il luogo del suo ultimo martirio.