È morto Renzo de’ Vidovich

È morto Renzo de’ Vidovich.
Viva Renzo de’ Vidovich
La morte di Renzo de’ Vidovich ci lascia tutti un po’ più soli.
L’avevamo sentito un mese fa per accordarci su una serie di interventi su questo nuovo ciclo della Rivista Dalmatica online, ed era stato come sempre pieno di idee e spunti originali da proporre ai lettori. Le sue condizioni di salute non avevano minimamente intaccato l’energia di un cervello e un animo come è ormai rarissimo trovare in questi nostri tempi, e aveva proposte e programmi da qui agli anni a venire. Aveva novant’anni e una quantità di “acciacchi”, ma a sentirlo sembrava fosse ancora, per così dire, a metà strada di un percorso ancora lunghissimo.
Renzo è stato un faro di quella vecchia guardia che ha permesso al nostro mondo di resistere in tempi difficili e drammatici. Un uomo d’altri tempi.
Fin da giovanissimo, tra i protagonisti dei moti che riportarono Trieste all’Italia e poi in Goliardia negli anni universitari, e ancora consigliere comunale, deputato, sindacalista e polemista instancabile, espresse al meglio lo spirito delle fiere coraggiose e spavalde che, da sempre, troneggiano sullo stendardo della Dalmazia.
Dalle barricate del ’53 ai banchi del Parlamento, fino alle tante iniziative e pubblicazioni per la storia negata dei dalmati, non ha mai avuto un istante di cedimento. Il suo impegno nella Buona Battaglia per il ricordo, le ragioni e la cultura degli italiani del confine orientale resterà per sempre un esempio del quale cercheremo di essere degni.
A lui va il nostro affettuoso e grato ricordo. Ai suoi cari le nostre più sentite condoglianze.
Riposi in pace, insieme ai suoi fratelli zaratini.
La Redazione
Nato a Spalato nel 1885, Francesco Rismondo attraversa il confine per arruolarsi volontario nell’esercito italiano. Bersagliere ciclista sul fronte dell’Isonzo, scompare nel 1915, tra le incertezze della prigionia e il mistero della sua morte. Per Gabriele d’Annunzio sarà per sempre «l’Assunto di Dalmazia». Al Pincio, il suo busto custodisce la memoria di un patriota dimenticato.
Dopo ottantadue anni, il ritratto di Francesco de Polesini, vescovo di Parenzo tra il Settecento e l’Ottocento, torna nella città istriana. Il dipinto, salvato dalla famiglia durante l’esodo e custodito lontano dalla terra d’origine, è stato acquistato dal museo del territorio parentino grazie anche al contributo dell’ultimo discendente, Gian Paolo Polesini. Una storia di memoria, esilio e radici ritrovate.


