Agostino Straulino, figlio del mare e amico del vento

A Zagabria, fino al 4 ottobre, presso l’Istituto Italiano di Cultura si può visitare la mostra dedicata al nostro ammiraglio e velista Agostino Straulino, autentica leggenda del mare. Una collezione di foto e materiale storico raccontano la vita, le doti marinaresche e le imprese di un personaggio senza pari dello sport e non solo, nato il 10 ottobre 1914 a Lussinpiccolo al tempo impero austro-ungarico.  È nel Golfo del Quarnaro che Tino imparerà a parlare con il mare. Dello sportivo brillano le due medaglie olimpiche nella vela classe Star, l’indimenticabile oro di Helsinki ’52 e l’argento di quattro dopo a Melbourne, ma anche l’amarezza di Torquay ’48 per ricordare anche a se stesso che vince sempre chi più crede. Il palmares conta poi tre campionati del mondo, dieci europei e quattordici titoli italiani, sempre nella Star, oltre ai due mondiali con One Ton Cup e 5.5. In divisa due medaglie, argento e bronzo, per le imprese subacquee di Gibilterra al fianco degli uomini gamma della Xa Mas nel 1941 e le medaglie d’oro al Valore di Marina e Valor Sportivo. Comandante della nave più bella del mondo, l’Amerigo Vespucci, tra il 1964 e il 1965. Un giorno lo descrive meglio di mille racconti: 14 maggio 1965. Al timone della nave scuola esce a vele spiegate dallo stretto canale navigabile del Mar Piccolo di Taranto. Manovra ardita, vento in poppa e motori muti, che porta al record di velocità con 14.6 nodi in barba ai regolamenti di sicurezza portuali. L’Ammiragliato invia al Comandante Straulino due lettere contemporaneamente: una di encomio per la perizia dimostrata, l’altra una reprimenda per l’evidente violazione delle regola che gli costa dieci giorni d’arresto d’ufficio.

Francesco Rismondo, l’Assunto di Dalmazia

Nato a Spalato nel 1885, Francesco Rismondo attraversa il confine per arruolarsi volontario nell’esercito italiano. Bersagliere ciclista sul fronte dell’Isonzo, scompare nel 1915, tra le incertezze della prigionia e il mistero della sua morte. Per Gabriele d’Annunzio sarà per sempre «l’Assunto di Dalmazia». Al Pincio, il suo busto custodisce la memoria di un patriota dimenticato.

Il vescovo Polesini torna a Parenzo

Dopo ottantadue anni, il ritratto di Francesco de Polesini, vescovo di Parenzo tra il Settecento e l’Ottocento, torna nella città istriana. Il dipinto, salvato dalla famiglia durante l’esodo e custodito lontano dalla terra d’origine, è stato acquistato dal museo del territorio parentino grazie anche al contributo dell’ultimo discendente, Gian Paolo Polesini. Una storia di memoria, esilio e radici ritrovate.

A Norma Cossetto

Era il 4 di ottobre, forse il 5 di ottantatré anni fa. Di sicuro c’è che la ragazza aveva i polsi legati dal filo di ferro e fu costretta a forza, dopo giorni e notti di violenze subita dai partigiani titini, a raggiungere Villa Surani, il luogo del suo ultimo martirio.