A Roma la grande cultura italiana di Capodistria

Biblioteca Capodistria
Biblioteca Capodistria

Alla Biblioteca Nazionale di Roma è stata inaugurata un’esposizione di preziosissimi volumi conservati a Capodistria dalla Biblioteca centrale Srečko Vilhar. La mostra, dal titolo “La biblioteca del conte Francesco Grisoni e le opere degli umanisti giustinopolitani” (da Capris Iustinopolis, antico nome della capitale dell’Istria veneta), che raccoglie una “rappresentanza” del grande patrimonio culturale espressione di un’italianità che resiste nel tempo.

Biblioteca Capodistria

Girando fra le teche si può scoprire che il primo traduttore di Omero in lingua latina, Andrea Divo, era di Capodistria: «La sua traduzione dell’Iliade e dell’Odissea» si legge in “I giustinopolitani che hanno cambiato il mondo”, un fascicolo curato da Peter Štoka per il 1500° anniversario della fondazione della città, «ha svolto un ruolo cruciale nella conservazione della letteratura antica, poiché ha reso accessibili ai lettori le storie greche fondamentali per lo sviluppo della cultura occidentale». Come pure “giustinopolitano” era il padre della moderna fisiologia Santorio Santorio.

L’esposizione è frutto di una proficua collaborazione tra l’Università popolare di Trieste, la Regione Friuli Venezia Giulia, il Consolato generale d’Italia a Capodistria, la Comunità autogestita costiera della Comunità italiana (Can Costiera) e il ministero sloveno della Cultura. Oltre alle opere cartacee, la mostra è arricchita da filmati e documentari sulla storia della città messi a disposizione dal programma italiano di TV Capodistria, partner associato dell’evento.

Francesco Rismondo, l’Assunto di Dalmazia

Nato a Spalato nel 1885, Francesco Rismondo attraversa il confine per arruolarsi volontario nell’esercito italiano. Bersagliere ciclista sul fronte dell’Isonzo, scompare nel 1915, tra le incertezze della prigionia e il mistero della sua morte. Per Gabriele d’Annunzio sarà per sempre «l’Assunto di Dalmazia». Al Pincio, il suo busto custodisce la memoria di un patriota dimenticato.

Il vescovo Polesini torna a Parenzo

Dopo ottantadue anni, il ritratto di Francesco de Polesini, vescovo di Parenzo tra il Settecento e l’Ottocento, torna nella città istriana. Il dipinto, salvato dalla famiglia durante l’esodo e custodito lontano dalla terra d’origine, è stato acquistato dal museo del territorio parentino grazie anche al contributo dell’ultimo discendente, Gian Paolo Polesini. Una storia di memoria, esilio e radici ritrovate.

A Norma Cossetto

Era il 4 di ottobre, forse il 5 di ottantatré anni fa. Di sicuro c’è che la ragazza aveva i polsi legati dal filo di ferro e fu costretta a forza, dopo giorni e notti di violenze subita dai partigiani titini, a raggiungere Villa Surani, il luogo del suo ultimo martirio.